prendre parti

Frammenti di memoria #25

— Inviato da nessuno @ 12:41

gioisco della decadenza dell'umanità
vani i tentativi di ingannarmi ancora
sarò punto di riferimento solo di me stesso
le vostre pene mentali vi accompagnino alla morte
avete bisogno di appoggio sentimentali
ammassatevi inermi nelle nebbie della valle
affogate nella melma e nel fango della piana
mai salirete tra i fieri eroi dell'atto distruttivo
sul vertice impeccabile di questo monte
cresciuto dalla terra spregiudicato ed insolente

 

Angry Brigade 


Frammenti di memoria #24

— Inviato da nessuno @ 18:48

LEGGE CONTRO IL CRISTIANESIMO

Data nel giorno della salvezza, nel primo giorno dell'anno uno (- il 30 settembre 1888 della falsa cronologia)

Guerra mortale contro il vizio: il vizio e' il cristianesimo

Prima proposizione - Viziosa e' ogni specie di contronatura. La varieta' di uomo piu' viziosa e' il prete: lui INSEGNA la contronatura. Contro il prete non si hanno ragioni, si ha il carcere.

Seconda proposizione - Ogni partecipazione a un servizio divino e' un attentato al buon costume. Si deve essere piu' duri contro i protestanti che contro i cattolici, piu' duri contro i protestanti liberali che contro i protestanti di stretta osservanza. L'elemento criminale nell'essere cristiani aumenta nella misura in cui ci si avvicina alla scienza. Il criminale dei criminali e' percio' il FILOSOFO.

Terza proposizione - Il luogo maledetto dove il cristianesimo ha covato le sue uova di basilisco sia raso al suolo e atterrisca tutta la posterita', in quanto luogo NEFANDO della terra. Vi si allevino serpenti velenosi.

Quarta proposizione - La predica della castita' e' un pubblico incitamento alla contronatura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni insozzamento della medesima mediante il concetto di impuro e' il vero e proprio peccato contro lo spirito santo della vita.

Quinta proposizione - Ci mangia allo stesso tavolo con un prete sia messo al bando: con cio' costui si scomunica dalla retta societa'. Il prete e' il NOSTRO Ciandala - sia proscritto, affamato, cacciato in ogni specie di deserto.

Sesta proposizione - La storia sacra sia chiamata con il nome che merita: storia MALEDETTA, le parole Dio, Salvatore, redentore, santo,siano usate come insulti, come marchi d'infamia.

Settima proposizione - Il resto segue da cio'.

 

L'Anticristo

(Friedrich Nietzsche)


Frammenti di memoria #23

— Inviato da nessuno @ 19:33

VIGILANZA

 

I recuperatori sono tra noi!

"Annientate dunque definitivamente tutto ciò che possa disttruggere un giorno la vostra opera" (Sade)

Comitato

Arrabbiati - Internazionale situazionista

 

Dopo Dio anche l'arte é morta. Che i suoi preti non rialzino più la testa!

Contro ogni sopravvivenza dell'arte,

Contro il regno della separazione,

DIALOGO DIRETTO

AZIONE DIRETTA

AUTOGESTIONE DELLA VITA QUOTIDIANA

Comitato

Arrabbiati - Internazionale situazionista

 

Compagni,

scristianizziamo immediatamente la Sorbona.

Non é più possibile tollerarvi una cappella!

Dissotterriamo e rimandiamo all'Eliseo e al Vaticano i reati dell'immondo Richelieu, uomo di Stato e cardinale. 

Comitato

Arrabbiati - Internazionale situazionista

 


Frammenti di memoria #22

— Inviato da nessuno @ 15:12

Nome: Ulrike
Cognome: Meinhof
Sesso: Femminile


COMUNISTA


Età: 41 anni
Sposata. Due figli, nati con parto cesareo. Divisa dal marito.
Professione: giornalista
Nazionalità: tedesca

 (Continua)

Frammenti di memoria #21

— Inviato da nessuno @ 15:15

Ovunque ci sia ingiustizia, il modo più appropriato di comportarsi educatamente é attaccare.

T.-Bone Slim 

.:Pic .:Cile2007 


Frammenti di memoria #20

— Inviato da surreale @ 14:56

Gli operai smisero di lavorare.

Vennero i controllori, i capi operai, lo scriba, per richiamarli al loro dovere.

Essi risposero: "Per fame e per sete siamo qui. Non ci avete dato né vesti né unguento, né pesci né verdura. Scrivete al faraone e al gran Visir che ci diano ciò che ci spetta".

Quel giorno stesso vennero distribuite le razioni alimentari.

Da un papiro egizio 


Frammenti di memoria #19

— Inviato da nessuno @ 14:47

Secondo quale canone di moralità la violenza a cui ricorre uno schiavo per spezzare le sue catene può essere giudicata alla stregua della violenza di un padrone di schiavi?

La violenza tesa alla riacquisizione della dignità umana e dell'uguaglianza non può essere valutata con lo stesso metro della violenza mirante al mantenimento della discriminazione e dell'oppressione

Walter Rodney, The Groundings

With my brothers, 1969 


Frammenti di memoria #18

— Inviato da nessuno @ 15:57

Tesi per la liberazione dal lavoro 

1) L'ideologia del lavoro è lo stratagemma con cui la società repressiva riesce a ritardare il trapasso generalizzato già ora possibile ad una società senza classi e libera dalla schiavitù del lavoro.

2) Il mercato mondiale nella sua ultima fase: lo scambio dei prodotti materiali sussiste solo come forma economica in via di superamento; la forma più evoluta ed ormai realizzata su scala planetaria è lo scambio di merci ideologiche.

3) Le ideologie, fondamento dell'attuale ricchezza delle nazioni, sono le merci nella loro moderna versione: il loro valore è dato dal tempo di consenso che riescono a garantire. Esse sono la forma in cui si manifesta il capitale ed è attraverso esse che si esercita il potere.

4) L'ideologia scambiata tra gli stati, quelli comunisti non esclusi, viene poi distribuita al minuto al proletariato per essere consumata. Viene imposta sotto forma di legge naturale: il lavoro come maledizione continua e la produzione come necessità ineluttabile.

5) La logica del lavoro contiene però le condizioni per il suo totale superamento. Il capitale potrebbe oggi ridurre il tempo di lavoro della metà: le forze sedicenti rivoluzionarie includono nei loro obiettivi la riduzione progressiva del tempo di lavoro poiché rappresentano il dissenso concesso

6) La produzione imposta di merci materiali ed il consumo imposto di merci ideologiche si identificano e il salariato occupa le sue 24 ore alternativamente nell'una o nell'altra forma. La giornata lavorativa è ormai di 24 ore: vita produttiva e vita quotidiana coincidono ormai per la loro miseria.

7) Nessuna forma di lavoro salariato; sebbene l'una possa eliminare gli inconvenienti dell'altra, può eliminare gli inconvenienti del lavoro salariato stesso. Perciò è indispensabile che il pensiero si armi nelle strade.

8) Nella rivolta proletaria di Reggio Calabria, come prima di Casetta e Battipaglia, ciò è avvenuto. Il proletariato si è costituito in teppa per lanciare la sua sfida cosciente all'incoscienza dell'ordine costituito. La solitudine del proletariato ed il volto osceno e ghignante delle sue insurrezioni lasciano costernati i suoi oppressori ed i suoi falsi protettori.

9) Gli amici napoletani di Agostino ed i devastatori calabresi hanno chiarito, per l'ultima volta, che la nuova lotta spontanea comincia sotto l'aspetto criminale e che si lancia nella distruzione delle macchine del consumo permesso.

10) Oggi a Reggio i motivi di rivolta sono definiti «futili». Infatti il proletariato non ha particolari motivi per ribellarsi poiché li ha tutti; non ha richieste particolari da rivolgere al potere poiché il suo obiettivo è la distruzione di ogni potere che non sia quello esercitato dai consigli proletari.

11) I Consigli Proletari non chiederanno nulla di meno della distruzione di questa società, dell'abolizione del lavoro, dell'eliminazione violenta di ogni istituzione separata (scuole, fabbriche, prigioni, chiese; partiti, etc.) poiché esisterà il potere decisionale di ciascuno nel potere unitario ed assoluto dei Consigli.

12) I Consigli Proletari non saranno nient'altro che l'inizio della costruzione da parte di tutti della vita libera e felice oggi relegata nei desideri e nei sogni prodotti dall'infelicità dell'attuale sopravvivenza.

13) Proletari coscienti, che la maledizione del lavoro sia maledetta, che l'ineluttabilità della produzione diventi il suo lutto.

Questo testo è stato distribuito dall’organizzazione consiliare nell’Ottobre del 1970; tratto da <<Acheronte>> 14/11 1970 Torino.


Frammenti di memoria #17

— Inviato da nessuno @ 01:16

POTERE OPERAIO - ULTIMO NUMERO NOVEMBRE '73 

Atti del seminario di Padova

28 luglio - 4 agosto 73

 

Ricominciare da capo non significa tornare indietro

 

Perchè usciamo dal gruppo

Perchè scegliamo l' Autonomia organizzata

Non torniamo indietro andiamo avanti

 

Perchè ricominciamo daccapo dopo dieci anni da quella Piazza Statuto, mai abbastanza maledetta da padroni e riformisti, che è stata il nostro congresso di fondazione? Perchè crediamo oggi fondamentale una radicale campagna di rettifica di linea e di dissoluzione della "struttura di gruppo", una vera e propria rivoluzione culturale nell' ambito della organizzazione della sinistra rivoluzionaria? Perchè e come riproponiamo il tema dell' organizzazione di classe, dopo questi dieci anni di crescita del movimento ed alcuni momenti di egemonia sul movimento rivoluzionario complessivo? Quali sono le prime scadenze, i primi elementi di programma e le forme di organizzazione che una fase di chiarimento, di dibattito e di lotta politica ha enucleato e sulla quale dobbiamo provarci?

 (Continua)

Frammenti di memoria #16

— Inviato da nessuno @ 13:01

AVVISO

riguardo la società dominante e coloro che la contestano 

 

BERKELEY-SAN FRANCISCO — novembre 1974


Considerato,

che “la critica che va al di là dello spettacolo deve saper attendere”;

Considerato,

che la società spettacolare ci mantiene in una schizofrenia sociale organizzata, offrendo fantasie utopistiche o nostalgiche senza conseguenze pratiche, o l’impegno empirico nell’attualità senza coscienza della totalità;

che quest’organizzazione dominante della confusione trova la sua espressione naturale, ed il suo rafforzamento, nel movimento stesso che mira ad opporvisi — nella forma organizzativa astratta che precede il suo contenuto o nell’associazione concreta che resta inconsapevole della sua forma;

Considerato,

che la critica incessante del milieu rivoluzionario, lontano dall’essere un atteggiamento meschino o “settario”, è una tattica centrale, poiché questo milieu tende a riprodurre in sé stesso, in forma concentrata, le principali contraddizioni e miserie della società dominante che combatte;

il nostro disprezzo per quasi tutte le organizzazioni radicali esistenti, che, presentando sé stesse come leadership da seguire o come esempio di uno stile migliorato di vita da imitare, generano illusioni sulla possibilità di un cambiamento fondamentale senza il rovesciamento completo di tutte le condizioni esistenti, la negazione dell’economia mercantile e dello Stato;

Considerato,

che la prossima rivoluzione esige che, per la prima volta nella storia, le masse proletarizzate sviluppino la coscienza pratica della loro lotta, non mediata da capi o specialisti;

che un secondo attacco internazionale contro la società di classe, che è cominciato in modo diffuso negli anni ’50 e che ha ottenuto la sua prima vittoria decisiva nelle lotte aperte della fine degli anni ’60, sta già entrando in una nuova fase, gettando via le illusioni e le imitazioni dei fallimenti di mezzo secolo fa per iniziare a confrontarsi con i suoi veri problemi;

che negli Stati Uniti, dopo un decennio di lotte diffuse, che mettono in dubbio tutti gli aspetti della società moderna ma per la maggior parte a partire da prospettive ingenue o separatiste, ora sono i lavoratori stessi che iniziano a lottare autonomamente contro il regno della separazione, contro l’istituzione del lavoro ed il suo rovescio, gli svaghi alienati consumati passivamente;

che mentre qui la nuova lotta di classe non è rimasta indietro rispetto a quelle che avevano luogo negli altri paesi industrializzati moderni, la sua coscienza di sé stessa è rimasta indietro (il fatto che non ci si può ancora procurare i principali testi dell’Internazionale Situazionista nella più avanzata società spettacolare non è che l’espressione più eclatante di questo sottosviluppo teorico);

che i proletari devono confrontarsi con l’immensità dei loro compiti, i compiti di una rivoluzione che questa volta dovranno condurre loro stessi;

che se siamo “difficili da comprendere”, non è perché il nostro linguaggio è inutilmente complesso, ma perché i problemi del movimento rivoluzionario moderno sono necessariamente complessi; e che è il progresso stesso di questa lotta verso il momento della semplificazione radicale della questione sociale che inizia a renderci meno difficili da comprendere;

Considerato,

che un’organizzazione rivoluzionaria non può in alcun modo essere da sé un’alternativa alla società dominante; che finché le masse non hanno creato le condizioni per la costruzione di una vita sociale liberata, impadronendosi e trasformando la tecnologia materiale ed rovesciando ogni autorità esterna a sé stesse, ogni realizzazione radicale positiva tende ad essere recuperata nel sistema come riforma reale o come rivoluzione spettacolare;

che la funzione dell’organizzazione rivoluzionaria come quella della teoria e della pratica rivoluzionaria in generale è fondamentalmente negativa, critica, attaccando gli ostacoli alla realizzazione delle condizioni di una creatività sociale positiva;

che se devono essere realizzate in pratica, le tendenze e le divergenze teoriche devono essere tradotte in questioni organizzative;

Considerato,

che la pratica della teoria comincia a casa propria;

Noi dichiariamo,

che non costituiamo un’organizzazione rivoluzionaria permanente, formale o informale, anche qualora alcuni fra noi dividano o abbiano diviso la stessa casella postale;

che ciascuno di noi, scrivendo un testo o traducendo un testo di un altro, parla al movimento rivoluzionario soltanto a nome proprio, per quanto le basi generali della teoria rivoluzionaria moderna siano riconosciute da tutti noi;

che se alcuni di noi hanno discusso o anche collaborato ad alcuni progetti, abbiamo spesso evitato tali discussioni o collaborazioni, preferendo l’uno o l’altro di noi fare da sé i propri errori piuttosto che contare sulla protezione dei buoni consigli dei suoi compagni;

che nella misura in cui ci associamo tra noi o con altri, definiamo le modalità e delimitiamo l’ambito di tale collaborazione; mirando sempre ad incitare le correnti radicali al rigore e all’autonomia, rifiutiamo il contatto con quelli che hanno scopi contrari o con quelli che mancano delle basi concrete per tale collaborazione;

che la decisione di proseguire indipendentemente le nostre rispettive attività è basata su considerazioni particolari e non su un qualunque anti-organizzazionismo spontaneista;

che queste considerazioni comprendono: il desiderio di ciascuno di noi di sviluppare il massimo d’autonomia teorico-pratica; il desiderio di favorire lo sviluppo di strategie distinte in una rivalità proficua; lo stato della lotta per la teoria pratica in questo momento e in questo luogo;

che questa decisione è suscettibile di cambiamento quando la realtà delle nostre situazioni o del movimento rivoluzionario avrà reso possibili ed avrà definito forme d’associazione più appropriate ai compiti che ci diamo.

TITA CARRIÓN, ROBERT COOPERSTEIN, ISAAC CRONIN,
DAN HAMMER, KEN KNABB, GINA ROSENBERG, CHRIS SHUTES
 

Allora.

Pensate di avere qualcosa di comune con noi (oltre alla miseria che ognuno condivide)... Vedete qualcosa di interessante in ciò che diciamo... Cose che voi stessi avete già pensato... Vi togliamo le parole dalla bocca...

Non datevi la pena di farcelo sapere.

Smettetela di inviarci i vostri inutili elogi, le vostre opinioni oziose, le vostre noiose questioni, le vostre vane richieste di incontrarci. Non vogliamo sentir parlare del vostro “accordo” con noi finché non sbocca su qualcosa di pratico.

Pensate di avere qualcosa in comune con noi? Provatelo.

 

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