Sulla campagna contro il 41bis e sui coordinamenti contro la repressione... #2
CI SON TANTI COMPAGNI DI CUI SIAMO PRIVATI
PERCHE' QUESTA GIUSTIZIA LI VUOLE CARCERATI
Daremo, come abbiamo sempre fatto, il nostro contributo alle iniziative di lotta tese a supportare e a solidarizzare con quei compagni che, accantonati come la peste da buona parte del cosiddetto movimento, si ritrovano abbandonati allo Stato nel più completo isolamento esterno ed interno in regimi di alta sorveglianza e qualcuno in regime di 41 bis.
Questi compagni, al di là delle scelte politiche compiute, sono - soggettivamente- compagni che lottano contro il Capitale, sempre più impegnato nel riprendere in mano completamente il dominio e nei posti di lavoro e nella società nel suo complesso. Per questo i compagni in galera vanno rivendicati e aiutati tutti, al di là delle analisi politiche che hanno portato avanti nella libertà e portano avanti da prigionieri del nemico.
Ma quello che non intendiamo nascondere e che non nascondiamo è la nostra critica alla campagna sul 41 bis portata avanti
dai compagni che stanno organizzando la manifestazione del 3 Giugno presso il carcere de L'Aquila (dove in regime di 41 bis è detenuta in completo isolamento la compagna Nadia Lioce) insieme ad altre iniziative in cantiere o già attuate.
La nostra critica, peraltro già espressa con due interventi (1 e 2) e in un'assemblea al Gatto Selvaggio agli inizi di questa campagna nasce da molti aspetti.
Noi pensiamo che la nostra critica a questa merda di società capitalistica pur esprimendosi nella pratica anche sui temi specifici non possa essere incentrata su temi specifici, tantomeno su alcuni aspetti di questi temi specifici e addirittura incentrando l'attenzione sui compagni come se fossero loro ed esclusivamente loro a subire gli attacchi dello Stato.
Si parla di differenziazione, di annientamento e di affinamento delle pratiche di isolamento interno ed esterno, di angherie ecc. ecc., come se questa fosse la novità, e non la continuazione, sia pure sotto altre forme più adeguate alla fase attuale di quello che il Capitale e lo Stato usano per reprimere chiunque in maniera esplicita li combatta. E' normale e logico che lo Stato (tralasciando di specificare in questa sede le modifiche dello Stato nazione, che rimane comunque strumento di regolazione del conflitto fra i vari capitalisti, nonché braccio armato degli stessi), sempre più strumento di controllo e di repressione e sempre meno erogatore di strumenti di consenso, esplichi il massimo della repressione contro chi lo combatte, e tutti i rivoluzionari conseguenti dovrebbero essere preparati a questa eventualità.
D'altronde gli affinamenti degli strumenti repressivi sono prassi conclamata nel tempo. Come scordare, senza andare troppo lontano i carceri speciali, da Trani a Palmi, dall'Asinara a Volterra, dove fra l'altro vennero inaugurati i colloqui attraverso i vetri, solo per citare un esempio. Non è quello quindi il problema.
Semmai il problema sta nell'incapacità di cambiare i rapporti di forza all'interno della Società, nello scontro reale fra le classi.
Eppure gli strumenti per cercare di cambiare questi rapporti di forza ci potrebbero essere se si cogliesse la vera novità -oggettivamente inevitabile- della logica repressiva del Capitale.
PERO' SON FIANCO A FIANCO CON ALTRI PROLETARI
CHE PASSANO LA VITA DENTRO I PENITENZIARI .
(Continua)
